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ASI Cultura

10 Marzo 2026

Tina Montinaro: L'impegno per la Verità e la Legalità dopo la Strage di Capaci

Tina Montinaro, in un'intervista su Cplay, ripercorre 34 anni dalla strage di Capaci, trasformando il dolore in missione per la legalità e la verità.

In un'intensa e commovente intervista condotta da Michele Cioffi, che andrà in onda su Cplay, Tina Montinaro si racconta a cuore aperto, ripercorrendo i 34 anni trascorsi dalla strage di Capaci. Moglie di Antonio Montinaro, caposcorta del giudice Giovanni Falcone tragicamente scomparso in quell'attentato, Tina ha trasformato un dolore inimmaginabile in una missione di civiltà.

L'uomo dietro la divisa: il dovere e l'umanità Durante il dialogo, emerge il ritratto intimo di Antonio, un giovane di 24 anni che aveva scelto consapevolmente di scortare l'uomo più a rischio d'Italia. Ad Antonio non piaceva la definizione di eroe, ma credeva profondamente nel suo lavoro e nel giuramento prestato allo Stato. A guidarlo non era l'assenza di paura, che considerava un sentimento umano, bensì il rifiuto della vigliaccheria e un profondo senso del dovere. Tina lo ricorda per la sua straordinaria sensibilità: era un ragazzo che non metteva distanze con le persone del suo quartiere, arrivando persino a invitare a casa e ad aiutare economicamente chi si trovava in difficoltà.

Il giorno in cui tutto si fermò Il ricordo di quel 23 maggio è ancora vivo e doloroso. Quel giorno, Antonio non avrebbe neppure dovuto lavorare, ma scambiò il turno per poter andare a prendere il dottor Falcone in aeroporto. Tina ripercorre le ore drammatiche di quell'attesa: le telefonate senza risposta, la corsa in questura senza ricevere informazioni chiare e, infine, l'arrivo alla sala mortuaria, dove riconobbe un pezzo del vestito grigio verde che il marito aveva scelto di indossare quella mattina.

La rabbia e l'evoluzione della mafia A distanza di 34 anni, l'intervista evidenzia l'amarezza per le tante domande ancora senza risposta. Tina denuncia con forza la mancanza di una verità completa sulla strage, sottolineando come, quel giorno, "qualcuno il proprio dovere non l'ha fatto" e chiedendo chiarezza sul ruolo dei collaboratori di giustizia. Nel suo instancabile dialogo con i giovani, Tina spiega anche come la mafia sia mutata nel tempo: oggi è meno violenta ma più subdola, inserita nei posti di potere attraverso colletti bianchi che non hanno più bisogno di uccidere, ma che fanno ancora più danni.

Un impegno istituzionale e sociale per le nuove generazioni Il dolore di Tina si è tradotto in una presenza costante sul territorio. Ha fondato l'Associazione Quarto Savona 15, con cui porta in giro per l'Italia i resti dell'auto della scorta per dimostrare che la mafia non li ha fermati, e la Fondazione Antonio Montinaro, per sostenere i giovani meritevoli. Oggi, il suo impegno si consolida ulteriormente: con grande orgoglio, Tina è la nuova responsabile nazionale per i diritti e la legalità dell'ASI (Associazioni Sportive e Sociali Italiane), un ruolo affidatole dal presidente Claudio Barbaro, che ha anche contribuito a far sì che il giardino della memoria di Capaci diventasse un parco regionale ufficialmente riconosciuto.

A darle la forza di combattere contro i "mulini a vento" è la sua famiglia. La sua più grande vittoria, conclude, è potersi guardare allo specchio e guardare negli occhi i propri figli e il nipotino, il piccolo Antonio Montinaro, senza mai doversi vergognare, sapendo di aver lottato ogni giorno per la verità e per la giustizia.